Studio Tablinum: l’eclettismo non sembra essere uno dei tratti distintivi dell’epoca contemporanea: siamo lontani dai tempi in cui un artista era anche uno studioso delle scienze, eccellendo in entrambi campi. Eppure, davanti agli splendidi lavori di Giorgio Tardonato, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a chi di scienze, in particolare di astronomia, ne sa effettivamente qualcosa in più. Nelle sue opere ci sono infatti stelle, comete, nubi cosmiche, ma anche fantastiche galassie di antimateria, cieli in negativo, cristalli cosmici… Una vera e propria visione “impressionistica” dello Spazio.

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Giorgio, vorrei partire innanzitutto dalla tua attività di astrofilo, attraverso la quale negli ultimi anni hai contribuito alla divulgazione culturale e pratica delle conoscenze astronomiche, offrendo la tua collaborazione ad iniziative pubbliche. Come si coniuga questa passione con l’arte? Consideri l’arte un modo per poter divulgare l’astronomia?

L’uomo è l’unico animale fatto per guardare verso il cielo. Altri possono farlo con uno sforzo innaturale, per l’uomo è quasi spontaneo. Tanta storia della civiltà è stata guidata dall’osservazione astronomica, ora che davvero possiamo conoscere le profondità dell’universo il cielo sembra che interessi a pochi, che sia riservato agli studiosi… Salvo tornare alla meraviglia antica appena siamo lontani dalle luci artificiali. L’ho notato in tutte le iniziative di osservazione del cielo aperte al pubblico, anche non facendo uso di strumenti, ma dando un nome e un disegno agli astri. La divulgazione dell’astronomia, anche semplice, è segnata dalla bellezza e dallo stupore. L’arte si nutre delle stesse cose: bellezza e stupore. Ho semplicemente coniugato due passioni, coltivate fin da piccolo.
Continuo a tenermi aggiornato in ambito scientifico e a sperimentare tecniche pittoriche in grado di rappresentare oggetti conosciuti da tempo o appena scoperti, insieme ad ipotesi scientifiche, immaginando come potrebbero essere.

Il genere della tua pittura è stato definito “astronomico” o appartenente alla Space Art, genere iniziato dall’americano Chesley Bonestell (1888-1986), che ha elaborato molti scenari realistici di future esplorazioni spaziali, spesso per conto della NASA, con un taglio decisamente figurativo. In Europa, lo stesso genere tendeva a una stilizzazione verso forme astratte, prendendo esempio dal Futurismo. Hai avuto una particolare fonte d’ispirazione per i tuoi lavori in tal senso?

Bonestell certamente, conosciuto da bambino, quando mia madre mi aiutava a collezionare le figurine Liebig. Questa era la serie a cui tenevo di più.
Poi è stato fondamentale l’incontro con la cara signora Adriana, la pittrice che mi ha insegnato a dipingere per 12 anni. Italo – francese, aveva studiato all’accademia di Belle Arti a Parigi, ed aveva un’impronta di tipo impressionista. Alla fine del mio corso mi ha consigliato di specializzarmi, scegliendo con cura cosa e come dipingere in seguito.
Il primo quadro astronomico è stato fatto insieme, con le nubi di idrogeno della Nebulosa di Orione dipinte in modo simile a quelle di un paesaggio impressionista.

Nelle tue opere sperimenti i materiali e le tecniche più varie: dall’olio o acrilici su tela, ai dittici e trittici, alle statue in resina trasparente, fino alla fotografia: ogni volta riesci a riproporre, con rigore scientifico, la meraviglia e lo stupore per l’Universo. Quanto tempo impieghi a trovare il modo giusto per rappresentare un mondo così lontano dal nostro, di cui tuttavia facciamo parte?

Alla base di ogni quadro sta la conoscenza del soggetto. Ogni opera è unica, non mi ripeto mai, la vera difficoltà tecnica sta nel fatto che i corpi celesti sono luminosi, non c’è il gioco di luci ed ombre su cui si basano i dipinti normali. Devo rappresentare una sorgente di luce e darle profondità: questo problema si risolve ogni volta in modo diverso. Studio testi, riviste, navigo su Internet, per ogni soggetto unisco l’aspetto di immagini diverse, mai una sola, insieme alla sensazione di trovarmi su una nave spaziale abbastanza vicino da percepire la sua profondità. Il tempo necessario per trovare la spinta a realizzare quello che ho in mente può essere lungo mesi, ma altrettanto richiede la sperimentazione di tecniche e materiali diversi, per arrivare ad un risultato. A volte sorprende anche me l’aspetto dell’opera finita. È vero che la realtà supera la fantasia.

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Raccontaci la tua esperienza alla New Florence Biennale 2013, dove hai partecipato con il nostro studio.

A Firenze sono stato piacevolmente colpito dalla qualità elevata dei lavori esposti. L’arte contemporanea spesso è un’esibizione in negativo. A Milano, Roma, Venezia, Rovereto (MART), Parigi, Stoccolma, Amsterdam, Berlino, Londra ho avuto davanti opere di denuncia, magari strane e originali, complesse, difficili, ma sempre lontane dalla sensazione di bellezza e positività che l’Arte dovrebbe offrire. Invece Florence Biennale 2013 ha sorpreso tutti gli artisti che ho potuto ascoltare per la sensazione di trovarsi tutti in buona compagnia, immersi in qualcosa che guarda al futuro con la stessa armonia che pervade Firenze stessa e la renda unica al mondo. Mi sono spesso domandato: se in Italia continuiamo a fare esposizioni retrospettive e ad occuparci solo del passato e di personaggi o lavori già famosi e celebrati, non si investe nel domani, in tutto ciò che dovrà continuare ad arricchire questo patrimonio. Questa Biennale è stata una buona risposta. L’assistenza professionale dello Studio Tablinum è stata un importante fattore discriminante fra il “fai da te” e la garanzia di serietà. Nonostante la superficie occupata dalle mie opere fosse piccola, la visibilità attivata da Alessandro ha suscitato l’interesse di Gallerie importanti. Devo ringraziare anche il mio grafico (Studio Sintesi) per i dépliant efficaci.

La tua esperienza con la fotografia è duplice: da un lato lavori per servizi pubblicitari e di documentazione, compresi video per enti pubblici e ditte private, dall’altro ti occupi di produzione artistica. L’amore per la fotografia ha influenzato il tuo modo di “vedere” e dunque di riprodurre in maniera analitica lo Spazio?

La fotografia professionale richiede le stesse abilità del pittore, tecnica, molta attenzione. Ho potuto sperimentare immagini al telescopio o rielaborare le riproduzioni delle mie tele, trasformandole in opere artistiche digitali. L’esperienza e la dotazione tecnica (acquisita con qualche servizio pubblicitario mirato per pochi clienti) mi hanno permesso comunque di crescere, consentendomi almeno di pareggiare le spese dell’attrezzatura, che va cambiata spesso, e di sviluppare la necessaria competenza al computer, strumento necessario anche per l’astronomia. Le due cose sono complementari e mi ci dedico alternativamente. Per qualche tempo è prevalente l’arte, per altro tempo mi occupo più di fotografia. Ogni volta il cambiamento porta soluzioni nuove.

Insieme a tanti altri gruppi di astrofili hai contribuito alla nascita dell’associazione nazionale Cielo Buio, che promuove la protezione del Cielo Notturno, già dichiarato Patrimonio dell’Umanità, come tanti altri paesaggi e beni culturali nel mondo. Così facendo, coniughi l’attività creatrice con quella di conservazione dei beni già esistenti, confermando la tua natura ‘eclettica’. Quale carenza a tuo parere, nel contesto odierno dell’arte, comporta rischi maggiori? La creazione o la conservazione?

Ho tenuto diverse conferenze, anche per enti pubblici, sulla realizzazione di un’illuminazione artificiale ecologica, sia per risparmiare energia, sia per tornare a vedere le stelle. Questa è una lunga evoluzione culturale da percorrere. Finché non sarà culturalmente importante per la maggioranza, le leggi non possono restituirci il cielo notturno. La luce necessaria ad illuminare i nostri passi di notte non deve offuscare le stelle o abbagliare i nostri occhi. Il Cielo Stellato è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità, ma direi che è corretto affermare che invece tutta la Terra è patrimonio del Cielo Stellato.
Gli uomini che non guardano il cielo dimenticano che non hanno il potere né di creare, né di conservare o distruggere. Possono solo scegliere se assecondare la natura, magari con difficoltà ma con vantaggio, o cercare soluzioni apparentemente facili e dirette, seguendo i propri desideri e facendo danni a se stessi.
L’Arte di oggi, ieri e domani ha il compito di rendere evidente un problema, un’idea, un mito, una speranza. L’artista indica la strada a nome di tutti, a volte in forte anticipo sui sentimenti comuni di un’epoca umana. Se le persone accolgono la proposta dell’arte, questa ha successo, ma spesso il messaggio viene compreso molto tempo dopo e hanno successo solo rappresentazioni che confermano l’esistente.
Il rischio non riguarda tanto l’artista, se è valido, ma i fruitori della sua opera, che possono essere aperti o chiusi al nuovo.

Il 12 aprile Studio Tablinum ha presentato l’Art Showcase dedicata alle tue opere:
un’anteprima assoluta della tua prossima mostra, curata dal nostro studio, che si terrà presso la Galleria ArtiFact di New York. Quali sono le tue aspettative?

Spero di avere il feedback di un gruppo di osservatori piccolo ma competente, in grado di orientare e prepararmi alle richieste che potranno venire dai visitatori newyorkesi.
Negli U.S.A. la Space Art trova un terreno fertile per i grandi successi conseguiti nella ricerca spaziale e per il valore della ricerca scientifica astronomica, orgoglio nazionale.
Si spera sempre nel successo di un’impresa, che coincide con i consensi, ma anche con le vendite. Queste sono utili per andare avanti, coprendo i costi, ma anche perché un’opera che viene acquistata comincia una vita tutta sua, segue e provoca percorsi che l’autore non immagina nemmeno: vive! E se una persona la considera tanto importante da volerla per sé, non è la stessa cosa di un complimento a parole: è uno scambio. Il collezionista incontra l’opera e l’artista può avere la considerazione della galleria d’arte e di altri collezionisti, con i mezzi necessari. Il segno è reale, non ideale. Vendere le sue opere permette all’autore di continuare il lavoro, e New York sembra il posto giusto per avere questa opportunità.
Come dice Alessandro Cerioli, il mio curatore: l’artista deve pensare alle sue opere, del resto si devono occupare i professionisti, come Studio Tablinum.

Francesca Corsi

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GIORGIO TARDONATO
Giorgio Tardonato nasce a Erba (Co), Italia, nel 1951.
Dopo aver conseguito una laurea in Lettere Moderne, lavora come insegnante, fotografo, artista e divulgatore di astronomia.
Vive e lavora ad Eupilio (Co), Italia.