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Nel lavoro visivo di Giuseppe Giannotti, l’immagine si afferma come spazio di sospensione e di ascolto. Giornalista di formazione, Giannotti trasferisce nella pratica fotografica un’etica dello sguardo rigorosa e consapevole: ogni corpo è presenza, ogni immagine è racconto, mai esposizione gratuita. La fotografia non è intesa come mestiere, ma come linguaggio necessario, capace di dare forma a ciò che la parola non trattiene.

Il bianco e nero, scelta radicale e coerente, costruisce una grammatica essenziale fondata sulla relazione tra luce e corpo. La luce non descrive: suggerisce. L’ombra non nasconde: custodisce. Ne nasce una temporalità lenta, contemplativa, che invita lo spettatore a un incontro silenzioso e profondo con l’immagine, sottraendola a ogni consumo rapido.

FATIMA VAL

All’interno di questo orizzonte poetico, la figura di Fatima Val occupa un ruolo centrale. Il suo corpo incarna una bellezza misurata, composta, di ascendenza quasi canoviana. Le linee sono pure, continue, governate da un equilibrio interno che rimanda a una classicità interiorizzata, mai citata apertamente. La posa è raccolta, trattenuta, sospesa in un tempo senza coordinate. In queste immagini il nudo non è dichiarazione, ma contemplazione: una presenza silenziosa che si offre allo sguardo senza mai concedersi.

FABIANA FABBRINI

Accanto a questa dimensione di equilibrio formale, la figura di Fabiana Fabbrini introduce una sospensione più emotiva e psicologica. Il corpo appare isolato nello spazio, immerso in una condizione di attesa che richiama le figure femminili di Edward Hopper: presenze silenziose, lontane dall’azione, concentrate in un tempo interiore. La classicità qui non è forma, ma atmosfera; non posa, ma stato d’animo. La luce accompagna la figura senza definirla completamente, rafforzando il senso di solitudine poetica e introspezione.

NICOLE MOTTINI

La fisicità di Nicole Mottini introduce una tensione diversa, fatta di consapevolezza corporea e forza identitaria. Il corpo non è mai esibito, ma affermato: una presenza che dialoga con lo spazio e con la luce, mantenendo sempre una distanza etica dallo sguardo dello spettatore. La sensualità è controllata, trattenuta, inscritta in una narrazione che restituisce al corpo una dimensione di autonomia e autodeterminazione.

DALILA KRIZIA MENDOLA

Di particolare intensità emotiva è la serie dedicata alla maternità, incarnata da Dalila Krizia Mendola. Qui il corpo femminile diventa luogo di relazione e origine, spazio di contatto e protezione. Il momento rappresentato è intimo, privo di retorica: uno sguardo diretto e raro che trasforma l’immagine in esperienza empatica. La maternità non è idealizzata, ma restituita nella sua verità fisica ed emotiva, come gesto universale e profondamente umano.

Esposte nei contesti internazionali di New York, Miami e ora a Paris Art Capital, queste opere costruiscono un racconto unitario sul corpo femminile come spazio di presenza, memoria e silenzio. La ricerca di Giannotti si distingue per rigore, misura e profondità, proponendo una visione del femminile lontana da stereotipi e semplificazioni, capace di coniugare classicità, introspezione e contemporaneità.

Il suo lavoro invita a rallentare, a osservare, a sostare.

A riconoscere nel silenzio non un’assenza, ma una presenza piena.

La misura stessa dello sguardo.

Elisa Larese, Storica dell’arte