Scultura

Brigitte Cabell

Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia.  E l’inizio conosce sempre una dose di audacia e la pietra scolpita da Brigitte Cabell, lo sa.

Osservando le sculture di Brigitte Cabell, abbiamo l’impressione che l’artista abbia non creato un’opera grazie alla materia, ma che di quest’ultima ne abbia rivelato la più intima essenza. Brigitte Cabell è, senza dubbio, colei che ha dato voce alla pietra, plasmando la sua forma primordiale.

Brigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania presso Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera, è vissuta per molto tempo a Firenze. Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo.

Carlo Pazzaglia

Carlo Pazzaglia, attraverso le sue opere, concentra tutta l’attenzione sull’uomo in un antropometria eccellente dove lo scultore con il suo lavoro, di faticosa creazione, analizza i sentimenti umani, le esperienze di vita più significative dell’essere umano e le fissa per sempre nella scultura. La forma qui racconta il mondo dell’uomo e attraverso l’uomo, si fa espressione dei i momenti più luminosi ma anche di quelli più cupi che tutti noi, nel corso della vita dobbiamo affrontare; la scultura diviene forma universale dell’animo umano e ci costringe a guardarci riflessi in uno specchio interiore.

Le sue opere sono emblematiche di questa volontà di narrare e riflettere utilizzando un linguaggio formale, primitivo, dal sapore Giacomettiano, in cui i corpi sono stilizzati e perdono ogni connotazione personale concentrando in essi l’essenziale.

Gioia, dolore, sensualità, maternità, ipocrisia, egoismo e molte altre emozioni. La commedia umana si materializza sotto forma di scultura:sta a noi scoprire in quale delle sue figure si rispecchia meglio il nostro animo.

 

Cecilia Martin Birsa

Cecilia Martin Birsa dichiara di non poter vivere che d’Arte “senza potrei solo sopravvivere”.
Ed è proprio questa urgenza irrinunciabile, quanto il respirare, che emerge nelle sue sculture. Esse sono realizzate con un medium inusuale, la pietra di fiume, che ci stupisce per la sua semplicità e per le forme che Cecilia riesce, non senza fatica, a liberare da esso: la pietra di fiume con tutta la sua atavica imprevedibilità ci “parla di magma, abissi, ghiaccio e terra”. 

Pietre come la mucronite, il granito o il serpentino richiedono un vero e proprio atto di maieutica per liberare quelle forme che attendono in un dormiveglia, durato secoli, forse anche millenni, di essere risvegliate. 

A questa straordinaria capacità di dialogare con la materia, di trarne con forza le forme in essa inespresse, si coniuga una sensibilità tutta femminile. Ma non ingannatevi: qui il femminile pulsa atavico, pulsa in tutta la sua forza e purezza e ci ricorda che anche la natura è donna, così come lo è il termine scultura. Sarà semplice casualità? osservando le opere di Cecilia Martin Birsa sembrerebbe piuttosto una rivelazione!

Esin Çakir

Awakening. Un risveglio da un lungo sonno interiore che si traduce in scultura è quello dell’artista turca Esin Cakir. Privilegiati spettatori, silenziosi ci accostiamo ammirare in silenzio la rianscita di un’idea, che forte come ogni forma d’inspirazione, metterà le ali  verso luoghi dell’animo straordinari.

E noi? Privilegiati spettatori, silenziosi ci accostiamo ammirare in silenzio la rinascita di un’idea, che forte come ogni forma d’inspirazione, metterà le ali verso luoghi dell’animo straordinari e finalmente consentirà di essere liberi, affrancati da tutte quelle maschere che il mondo sembra imporci.

Non potremmo vedere disgiunte queste sculture in cui la femminilità è l’elemento ricorrente anche se mai uguale a se stessa, in continua evoluzione. L’artista ci rivela una delicatezza che si fa tratto eloquente e forma carezzevole nel delineare un volto dagli occhi chiusi che sorride nel coltivare in silenzio il segreto di una nuova ispirazione.

Marikita Manolopoulou

Pensieri e ispirazioni che corrono sul filo tagliente del metallo e di esso hanno la lucidità adamantina. Queste sono le opere di Marikita Manopolou. L’acciaio inossidabile è la materia prediletta dall’artista per ralizzare le sue opere; si tratta di un materiale che assorbe e riflette l’ambiente unendo l’immaginazione alla vita, l’arte alla realtà.

Le sue opere di grandi dimensioni, martellate o tagliate al laser sono illuminate con neon, fluoruro o spot, dove la grandiosa massa metallica gioca con i riflessi eterei della luce. 

A questa produzione scenografica e monumentale si affianca una produzione intimistica, dalle dimensioni più contenute che ai nostri occhi, e alla nostra sensibilità, appaiono come pietre preziose, tesori introvabili. Questo è il caso di “Rocce”, opere in bronzo colorato, dal sapore sciamanico. 

Le sue opere possono essere trovate in collezioni private, aree pubbliche e hotel. Marikita ha attualmente sede ad Atene e lavora a livello internazionale. 

Mieke Van den Hoogen

Plasmare l’argilla. Quale atto potrebbe racchiudere in se tutta l’odissea della storia dell’uomo meglio di questo?
Mieke Van den Hoogen fa riaffiorare il significato profondo dell’atto demiurgico dell’artista che plasma un microcosmo fatto di emozioni e forme.

L’utilizzo di un materiale “povero” come la creta è senz’altro programmatica: si tratta di un materiale non nobile, utilizzato in ambito domestico e rielaborato quasi esclusivamente da mani femminili per le necessità di ogni giorno.

La sua ricerca non si discosta dallo studio attento ed esperto di tecniche arcaiche per la cottura delle forme plasmate, la colorazione con pigmenti naturali, segue le stesse regole che da millenni hanno caratterizzato la creazione di vasellame per uso domestico in civiltà soprattutto in popolazioni come quelle indiane e africane.

Importanta è il messaggio che queste tele lasciano trapelare con tutta la loro charme. E se ogni operwa d’arte è un artefatto lo è nel suo senso più vero e completo nelle opere di Mieke Van den Hoogen in cui i realizza attivamente il concetto di Arte-Facere.

Fare l’arte, crearla, plasmandola con le proprie mani, darvi forma e animarla di un messaggio che possa convogliare in sé tutti i valori dell’opera dell’artista: questa è la magia di Mieke Van den Hoogen.

Olivier Bertrand

“Wow, strabiliante!” È la prima semplice, infantile, esclamazione che emerge alla nostra mente quando per la prima volta ci troviamo dinnanzi ad una scultura di Olivier Bertrand.

Eccovi la magia del cartone che da oggetto di scarto, rifiuto della nostra quotidianità a origami monumentale e ispirate alle specie animali in via d’estinzione. Salvare il nostro pianeta si può, si deve, passando dall’arte!

Creare valore da ciò che la nostra società, spasmodicamente consumista, getta via, utilizzare il cartone, bollato come rifiuto e destinato all’oblio, per creare un messaggio tanto potente e diretto è una capacità tanto preziosa e rara da risaltare in modo preponderante ai nostri occhi di uomini e donne del XXI secolo.

Abbiamo reciso un legame fondamentale, quello che per millenni ha garantito la nostra sopravvivenza sul pianeta terra. Abbiamo dimenticato, in un’eternità fatta del susseguirsi senza tregua, di ere geologiche, di non  essere altro che un rapido giro per le lancette dell’orologio del Pianeta Terra. Potremmo dire che abbiamo dimenticato, non tanto “chi siamo” ma, “perché siamo”.

Ora Bertrand cerca di riprendere il filo di un discorso interrotto e per farlo utilizza un materiale di scarto, il cartone, lo sottrae dal suo destino di rifiuto riciclabile e ne fa materia prima per la sua arte. Fragile e alterabile, proprio come i maestosi animali che dalle sue sculture di cartone prendono vita: fieri e maestosi ma con un futuro di estinzione quasi certo. L’arte rende immortale la forma ma, ancora di più rende adamantina l’idea, il messaggio di quest’artista.

 

Pantaleo Cretì

Pantaleo Cretì, è uno scultore dalla voce provocatoria e dal tratto intensissimo. Dopo aver dichiarato l’Arte Morta in una delle sue ultime opere, l’artista ci accompagna alla scoperta di quelli che sono i relitti (e che relitti!) che l’arte ha lasciato dietro di sè dopo la sua dipartita. Nel mondo contemporaneo l’arte sopravvisuta alla sua stessa morte, ha dalle forme a volte bizzarre, sicuramente mai banalizzate, spesso frammentate, in cui la materia stessa diventa oggetto di riflessione. 

Questo grande capacità di essere intensamente immerso nella propria epoca lo rende, al contempo, in grado di riassumerne l’essenza del nostro vissuto quotidiano nella propria scultura. Nascono così opere emblematiche e personaggi simbolo di instancabile analisi e ricerca della propria epoca, che non rinunciano a combattere contro le contraddizioni insite in essa anche se significa lottare contro i mulini a vento, come Don Quisciotte, tra i suoi personaggi simbolo.

La fervida creatività di Cretì, il suo occhio artistico, capace di andare al di là del contingente, anche in questi mesi complicati e assolutamente eccezionali ha plasmato una nuova scultura. Covid-19, è una scultura che racchiude in sé un condensato di emozioni contrastanti e che già si assurge a simbolo di quest’epoca, che siamo, nostro malgrado costretti a fronteggiare, e quindi comprendere e analizzare. Quale strumento di riflessione migliore dell’arte?

Salvatore Liistro

Dettagli, ai limiti dell’ossessione e della sensualità? Forse! Ma assolutamente irresistibili e incredibilmente espressivi, un dettaglio eccellente, una parte per il tutto, dalla vena pop e allo stesso tempo vertigionosamente sensuali. Queste sono le Bocche di Salvatore Liistro.

 Dal particolare, il dettaglio del nostro corpo, per raccontare un mondo, attrarre sensazioni ed emozioni mai banali e sempre intense.

Ma non chiamiamola la sua semplicemente pop-art poiché dietro le bocche di Liistro vi è un attenta e personalissima poetica: dallo studio dei materiali e all’incidenza del messaggio, dove si fondono la ricerca della bellezza e la volontà di creare in armonia con il mondo che ci circonda.

Ecco le sue parole: “Su tema dell’importanza del riciclo attraverso una comunicazione positiva, che non intende puntare sulla colpevolizzazione e sulla denuncia, ma sul valore che deriva dal riuso, verte la mia ricerca poetica che ho intrapreso nella convinzione che l’ arte rappresenti uno strumento duttile e sorprendente attraverso cui trasmettere messaggi senza rinunciare alla bellezza, al senso di meraviglia, alla sorpresa.

 I materiali di consumo dismessi mi hanno sempre affascinato perché rappresentano un vissuto e sono pregni di un’energia che deriva dall’ ingegno umano, dalla materia di cui disponiamo della quale abbiamo il dovere di farne un buon uso, etico e rispettoso della natura.

Sul filo di questa filosofia, dopo anni di sperimentazioni condotte sul versante dei materiali, delle tecniche e dell’espressione formale, sono giunto allo sviluppo di un linguaggio che mi appartiene: la forma scultorea anche tattile tradotta in coloratissime bocche Pop,  per dialogare con un sorriso, ma con profondo impegno, di argomenti importanti per la Terra e tutti noi noi che l’abitiamo”.

Un artista poliedrico, sempre più richiesto e collezionato! E voi? Qual è la bocca che riassume i vostri desideri più reconditi? Catturatela!

 

Continua ad esplorare le opere dei nostri artisti!

Fotografia

Pittura

Scultura